gioiellieviaggi: Borgo Orefici di Napoli tra storia e arte orafa

 

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Oggi un nuovo itinerario per la mia rubrica #gioiellieviaggi: vi parlo di un luogo a me molto caro, il Borgo Orefici di Napoli, zona fino a poco tempo fa denominata semplicemente Piazza Orefici.
Sono legata particolarmente a questo luogo storico, in quanto l’arte orafa napoletana è parte integrante del mio retaggio culturale, nonchè del processo formativo e lavorativo che mi ha vista prima artigiana orafa e poi consulente e blogger di gioielli.

Il Borgo Orefici di Napoli è situato nel quartiere Pendino, si estende tra via Marina e Corso Umberto I, e rappresenta un vero e proprio pilastro della storia culturale napoletana, poiché incarna pienamente la classe degli artigiani partenopei della gioielleria, dell’incisione, del cesello, del taglio e dell’incastonatura delle pietre preziose, dell’argenteria e dell’oreficeria.
Nel corso della storia Piazzetta degli Orefici ha guadagnato fama e consensi, anche perché attraverso la lavorazione manuale delle materie prime, a Napoli sono state realizzate delle vere e proprie opere d’arte che hanno permesso un notevole innnalzamento dei rapporti commerciali e dei valori culturali.

Insomma, un “tesoro” tutto napoletano. Sì perché nonostante le numerosissime avversità date dagli eventi storici, qui per moltissimi anni si è saputo conservare e soprattutto tramandare di generazione in generazione l’importanza del “fatto a mano con arte”.

Perché un Borgo Orefici a Napoli?

Interessante citare un po’ della sua storia: nel 1380 la regina di Napoli Giovanna d’Angiò fece redigere il primo statuto codificato della Corporazione Orafa di Napoli, dando inizio ad una tradizione manifatturiera d’eccellenza.

Alcuni secoli dopo, precisamente verso la fine del XVII sec. e durante il Regno, il Marchese di El Carpio decise di restringere l’obbligo dell’attività di artigianato gioielliero solo ed esclusivamente alla zona dell’attuale Borgo Orefici di Napoli, mentre il centro per la manifattura del corallo sarebbe stato a Torre del Greco. L’aver creato una sorta di monopolio a loro favore aveva fatto sì che tutti gli oggetti d’arte già in loro possesso si erano potuti trasformare in un inestimabile patrimonio culturale del capoluogo campano.

Dalla storia possiamo pertanto comprendere il perché della denominazione orefici: tutto ciò che si realizzava nel conglomerato era composto in gran parte da materiali di altissimo valore, come pietre e metalli preziosi. Ma l’aspetto più curioso ed allo stesso tempo disarmante è che tutti questi artigiani nel tempo sono stati in grado di conquistare le classi dirigenti e di raggiungere dei primati a livello commerciale mai più superati.

Il Borgo Orefici di Napoli dal punto di vista turistico

Oggi questa zona di Napoli rappresenta uno dei luoghi più tradizionali ed allo stesso innovativi d’Italia, in quanto sono tuttora presenti gli artigiani orafi che tramandano di generazione in generazione il loro mestiere, ma non restano soltanto legati al passato, anzi si evolvono sempre di più, esercitando anche la professione di imprenditori e commercianti. Tuttavia gran parte di quelle che erano le aziende residenti e molte botteghe orafe a partire dal 1996 si sono trasferite presso il Centro Orafo Il Tarì di Marcianise, privando Piazza Orefici di molte attività.

I turisti che si recano presso il Borgo Orefici e che provengono da ogni regione e da diverse nazioni straniere, hanno comunque l’opportunità di acquistare gioielli fatti a mano, pezzi unici dell’oreficeria e pezzi su commissione. A maggio e a dicembre vi è anche l’allestimento della Mostra fieristica nel Borgo, con la collaborazione delle Università Orientale e Suor Orsola Benincasa. Ma non solo: grazie all’allestimento dell’area pedonale si può benissimo passeggiare, partendo dal crocifisso ligneo settecentesco di Piazzetta Orefici, semplicemente per ammirare le vetrine delle botteghe, le chiese nei dintorni che hanno fatto la storia del capoluogo campano, ma soprattutto raggiungere, a poche centinaia di metri, il celebre Museo del Tesoro di San Gennaro, santo patrono della città. La realizzazione del suo busto reliquiario fu il primo grande capolavoro, commissionato dai Borbone, e realizzato nel Borgo dai maestri orafi francesi giunti a Napoli.