Storie di Napoli e di balconi sul mare

Dal tuo balcone si vedeva il mare.
Mamma e papà mi portavano da te all’inizio dell’estate quando finiva la scuola, ed io aspettavo trepidante quei giorni.

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Napoli Mergellina – foto via Italia.it

Quel balcone era il mio posto preferito, luogo di mille giochi tra noi e dei compiti estivi. Io mi sedevo al tavolino e tu un po’ più in là, dove c’era la tua sedia e un posacenere poggiato a terra, perennemente ricolmo di mozziconi e di cenere.

La mattina stendevi i panni al sole e la sera mi ci tuffavo con la faccia per respirare quegli odori. Di te, del mare, del quartiere. Della tua casa.

panni stesi tra le storie di napoli

panni stesi tra le storie di napoli – foto: Piergiorgio Branzi

Erano mattinate infinite quelle, e iniziavano sempre con la spesa nelle bottegucce. Il pescivendolo che ci mostrava a robba bella, con le sue vasche azzurre piene di frutti di mare che spruzzavano e di anguille che si avvitavano tra loro. Il fruttivendolo con le sue cassette colorate, la limonata fresca, un saluto alla tabaccaia.

Napoli per me era un grande teatro. Nei vicoli c’era sempre qualcuno che urlava, scugnizzi che correvano o che tiravano calci ad un pallone, persone che comunicavano da un palazzo all’altro, spesso parlando da dietro una serranda abbassata. Donne che calavano il panaro e tiravano su il pane fresco o un chilo di percoche.

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foto: Fulvia Menghi

E il mare era sempre li, muto spettatore, complice e amorevole custode di tutta quella vita in fermento.

Tu amavi chiacchierare con tutti, ti divertiva impicciarti degli affari altrui. Poi sulla strada del ritorno, mentre mi tenevi per mano, prendevi a scimmiottare quelli con cui ti eri fermata, chiamandoli chella o chillu vecchie. Nelle tue gag tutti erano sempre più vecchi di te, ed io me la ridevo a più non posso.

Finita la spesa mi portavi a conoscere le storie di Napoli: San Severo, il Cristo velato, il cimitero delle Fontanelle, San Domenico Maggiore.

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Dettaglio del Cristo Velato

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La Pudicizia – Cappella San Severo

Dopo pranzo, tornavamo a sederci li.

Tu fumavi e io giocavo o facevo i compiti, sempre davanti al nostro mare. Tra un tiro e l’altro dalla sigaretta mi raccontavi la tua infanzia, e mi facevi mille domande.

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foto: Ferdinando Scianna

Nel tardo pomeriggio scendevamo per andare incontro al nonno, che usciva dal Banco di Napoli. Una volta insieme, si passava dall’amica tabaccaia per comprare sigarette e regalini per me. Dei bijoux in plastica rosa o delle gommine profumate.

Poi, salutata l’amica si compravano le pizze e si tornava a casa. Le mangiavamo guardando il mare.

Non torno più da quelle parti da tanto. La tua casa è stata venduta, e comunque giù dalla strada il mare non si vede. Mi capita però di passare davanti a quel fazzoletto di sabbia che vedevamo dall’alto, dove ancora oggi i pescatori vendono polpi e frutti di mare.

Guardo le navi che vanno e tornano dalle isole e di fronte a quella distesa blu, così brulicante di vita come i vicoli dei quartieri, mi sembra di ritrovare un poco di quei tempi. E per un attimo chiudo gli occhi, mentre mi si stringe il cuore.

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